DANNO NON PATRIMONIALE: PER USCIRE DALL’IMPASSE RIFORMA ORGANICA O AGGANCIO AI CRITERI MILANESI di Damiano Spera Giudice del Tribunale di Milano

Il confronto non produce danno. Questo semplice assioma vale anche per lo schema di d.p.r. sulla tabella unica nazionale (TUN) – approvato dal Consiglio dei Ministri del 3 agosto 2011  – e prevista dall’articolo 138 del codice delle assicurazioni, per il danno conseguente alle invalidità dal 10% al 100 per cento. Alla luce del recente parere del Consiglio di Stato sul provvedimento è opportuno fare alcune precisazioni su alcune soluzioni proposte dalla dottrina in materia. Vediamole. A) nel commento allo schema di d.p.r. si esprimeva forti perplessità sulla tempistica dello stesso e sul rispetto del dettato legislativo. Quel provvedimento atteso da molti anni era stato infatti approvato circa un mese dopo la sentenza 12408/2011, che,  ai fini della liquidazione del danno non patrimoniale alla persona da lesione all’integrità psicofisica, aveva ritenuto la necessità di adozione da parte di tutti giudici di merito di parametri di valutazione uniformi, rendendo così obbligatoria, attraverso una rilettura dell’articolo 1226 del codice civile, l’applicazione degli “importi milanesi” di liquidazione del danno non patrimoniale in tutti i casi di non cogente adozione di una tabella normativa e, quindi, anche nei casi di lesione di non lieve entità di cui al citato articolo 138 del codice delle assicurazioni. Sarebbe stato opportuno verificare successivi orientamenti della giurisprudenza di merito e di legittimità prima di emettere uno schema di provvedimento che, lungi dal dare una soluzione alla liquidazione del danno da macropermanenti, appariva un maldestro rimedio per tamponare gli effetti della citata sentenza. Si rileva in quel commento: che i valori monetari della TUN sono pari a circa il 40 – 50% di quelli previsti dalla tabella milanese già adottati dalla gran parte dei tribunali d’Italia; che risultavano errate le modalità di costruzione della curva di risarcimento, atteso che i valori monetari della TUN non solo non crescono “in modo più che proporzionale” (come prescritto dall’articolo 138 del CDA) ma addirittura aumentano “in modo meno che proporzionale”. Ebbene, il Consiglio di Stato nel rendere su ddetto schema di regolamento il parere n° 4209 del 8-17 novembre 2011, ha praticamente “bocciato” il provvedimento governativo perché:

1)contempla anche le lesioni di lieve entità; 2) non prevede una disciplina transitoria utile per evitare applicazioni disomogenee sul territorio e possibili controversie; 3) la sequenza dei coefficienti moltiplicatori non sembra rispettare il criterio della crescita più che proporzionale rispetto all’aumento dei punti di invalidità. Un tale scostamento del testo provocherebbe con molta probabilità la disapplicazione della norma da parte del giudice civile. B)  giova evidenziare che se la citata sentenza 12408/2011 attenuerà certamente la molteplicità dei criteri di liquidazione del danno non patrimoniale (da lesione del bene salute e da perdita o grave lesione del rapporto parentale) di fonte giurisprudenziale, non sembra più esservi  argine al dilagare delle tabelle normative. Non è un caso che, nel citato parere, il Consiglio di Stato sottolinea “una possibile conseguenza distorsiva derivante dall’applicazione ai soli sinistri stradali degli indici parametrici contenuti nelle tabelle”. Infatti, analoghe conseguenze otterrebbero differenti trattamenti risarcitori, a seconda che del fatto che la lesione sia avvenuta nell’ambito della circolazione stradale o meno. Con molto garbo, dunque, il Consiglio di Stato ripropone la questione dell’opportunità di superare l’odierno sistema frammentato di liquidazione del danno; sembra sollecitare una riflessione sull’attuale giungla normativa, che con la TUN  risulterebbe ancora più aggrovigliata. Infatti l’articolo 13 del DLGS 38/2000, in tema di indennizzo INAIL, prevede specifici prospetti delle menomazioni e dei valori monetari; i d.p.r. 37/2009 e 191/2009 disciplinano diversi indennizzi e modalità di liquidazione del danno alla persona per speciali categorie di vittime; il codice delle assicurazioni (articoli 138 e 139) prevede diverse modalità di risarcimento con ulteriori tabelle – delle menomazioni e dei valori monetari – distinte per le  cosiddette micropermanenti dall’uno al 9% e le macropermanenti al 10 al 100%. C) quali soluzioni? E’ certo che siamo al tramonto della stagione tabellare dei vari uffici giudiziari sul risarcimento del danno non patrimoniale. La sentenza 12408/2011 non consentirà più la nascita di nuovi prospetti e -salva l’improbabile ipotesi che la Cassazione, questa volta sezione unite, sconfessi il principio di diritto enunciato in detta sentenza, le tabelle di liquidazione, già in uso presso gli uffici giudiziari, dovranno via cedere il passo ai criteri milanesi fino a scomparire del tutto. A maggior ragione non si vede all’orizzonte la praticabilità dell’operazione di “ingegneria tabellare” per la costruzione di una nuova curva risarcitoria del danno alla salute proposta da Filippo Martini su guida al diritto n° 49 e 50 del 2011. Anche la sentenza 12408/2011 pur stigmatizzando che la ratio legis dei criteri di liquidazione degli articoli 138 e 139 del CDA è volta al “contenimento dei premi assicurativi” non ha ceduto alla tentazione di dar vita ad una propria tabella miscelando diversi criteri e valori, ma ha dato altra linfa vitale a una tabella già esistente e già dotata di rigore ed effettività. Se dunque si intende approvare il DPR sulle macropermanenti si deve tener conto di quanto esposto e della mozione approvata dalla camera dei deputati del 2 novembre 1011 che impegna il governo a ritirare lo schema di regolamento 3 agosto del 1011, perché lesivo dei diritti dei danneggiati e a predisporre nuovo decreto teso a determinare valori medi di risarcimento del danno biologico che prendono a riferimento quelli indicati dalla tabella elaborata dal tribunale di Milano. È comunque auspicabile che il legislatore ponga in agenda l’approvazione di una legge che nel rispetto dei principi costituzionale di uguaglianza di tutela della salute “come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” abbia ad oggetto la disciplina generale e organica del danno alla persona, da inserire nel codice civile.

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