SOLO UNA TABELLA UNICA SUL DANNO ALLA PERSONA ASSICURA UN SISTEMA ADERENTE ALLA COSTITUZIONE di Giovanni Comandè da Guida al Diritto

Dopo 11 anni di attesa del regolamento necessario per dare vita alla tabella delle menomazioni all’integrità psicofisica compresa tra 10 e 100 punti di invalidità e dei relativi valori monetari indicativi come annunciato originariamente dall’articolo 5 della legge 57/2001 e oggi richiesto dall’articolo 138 del codice delle assicurazioni private siamo di nuovo a un punto fermo. Un punto fermo che però si è arricchito di alcuni passaggi significativi che segnano le prospettive future che permettono di dire che il Consiglio di Stato fa un assist  problematico al regolatore mentre condanna il progettato regolamento a un flop che lo riporta nei cassetti ministeriali. Infatti, il parere, assai scarno ma alquanto incisivo del Consiglio di Stato reso il 17 novembre scorso, deve essere coordinato con le più recenti acquisizioni del supremo collegio. Il parere cita esplicitamente Cassazione, sezione III,7 giugno 2011 n° 12408, affermando che l’intenzione dell’amministrazione di “porre rimedio alle distorsioni che si verificano attualmente in materia di risarcimento dei danni non patrimoniali (di non lieve entità) derivante da incidenti stradali” non solo è coerente con le esigenze ordinamentali di parità di trattamento tra situazioni analoghe” ma è in linea con l’affermazione “che la liquidazione del danno non patrimoniale alla persona da lesione dell’integrità psicofisica presuppone l’adozione da parte di tutti giudici di merito di parametri di valutazione uniformi”. Ciò che il parere non dice esplicitamente, né poteva farlo, è che la medesima sentenza ha indicato dei  valori monetari di riferimento per ogni caso (non solo RCA) di danno non patrimoniale, in assenza di un intervento legislativo, offrendo per la prima volta un valore monetario concreto alla misura dell’equità della liquidazione del danno non patrimoniale alla persona e nella specie del danno alla salute. Questo solo passaggio è capace di modificare gli scenari sul punto della tenuta costituzionale di tabelle di valori monetari indicativi di risarcimento che vogliono mantenere il sistema all’interno della responsabilità civile e non di un sistema di indennizzo automatico. Ma andiamo per gradi. Prima  di affrontare questi nodi più spinosi meritano di essere segnalati tre, apparentemente minori, rilievi mossi dal Consiglio di Stato. Il primo suggerisce di emendare l’articolo unico del regolamento per rendere esplicito l’esercizio della potestà regolamentare di dare una disciplina unitaria alle tavole di liquidazione del danno alla salute in RCA sia per la menomazione di lieve e di non lieve entità. Il secondo rilievo è da tempo segnalato dalla dottrina più attenta già con riferimento alla tabella dei valori monetari per le menomazioni di cui all’articolo 139 del codice delle assicurazioni: la progressione dei coefficienti moltiplicatori previsti in tabella non sembra rispondere a quanto stabilito univocamente dagli articoli 138 139 del Dlgs n°209/2005 e cioè non rispetta il credo normativo per cui “l’incidenza della menomazione sugli’aspetti dinamico- relazionali della vita del danneggiato cresca in modo più che proporzionale rispetto all’aumento percentuale assegnato ai postumi. Da ultimo il Consiglio di Stato suggerisce di prevedere una disciplina transitoria “onde chiarire che esso si applica a tutte le fattispecie risarcitorie non ancora definite, anche ove l’evento dannoso si sia già verificato al momento di entrata in vigore del regolamento stesso. Tale chiarimento normativo, sembra, infatti utile per evitare un’applicazione temporale disomogenea sul territorio nazionale e anche per evitare possibili controversie sul punto”. Si noti che sarebbe stata “la disciplina transitoria” che sarebbe servita alla “norma” ideata da Cassazione 12408/2011. Invero, e più in generale, il Consiglio di Stato è consapevole che il superamento di “un’ingiustificata disparità di trattamento a svantaggio dei danneggiati da sinistri avvenuti nelle circoscrizioni di quei tribunali osservanti criteri di quantificazione oltremodo ristretti” nel solo settore della RCA potrebbe aprire ulteriori vulnus alla parità di trattamento. I paradossi di un sistema che persegua razionalità ed eguaglianza in materia settoriale senza reali riferimenti ai criteri scientifici appaiono immediatamente e di essi è avvertito il legislatore anche dal parere del Consiglio di Stato. Una volta (e se) approvato il decreto, si applicherà la TUN ministeriale alle menomazioni da circolazione stradale; ma la TUN non è obbligatoria per il medesimo danno cagionato da altri fenomeni: per tutti questi rimarrà il principio giurisprudenziale espresso da cassazione 12408/2011 secondo il quale andrebbero applicate le tabelle elaborate dall’osservatorio civile del tribunale di Milano come riferimento indicativo del valore dell’equità del caso concreto da adeguarsi alle circostanze specifiche. Ciò, spiega anche in successivi arresti il Supremo Collegio per garantire il rispetto del principio di uguaglianza e basilari criteri di giustizia e ragionevolezza del sistema. Proprio esigenze di coerenza del sistema e la necessità di evitare la creazione di disparità di trattamento portano il Consiglio di Stato a muovere anch’esso forse un passo più lungo del necessario segnalando “una possibile conseguenza distorsiva derivante dall’applicazione ai soli sinistri stradali degli indici parametrici contenuti nelle tabelle allegate allo schema di regolamento in questione: infatti analoghe conseguenze lesive verrebbero ad avere differenti trattamenti risarcitori a seconda del solo fatto che la lesione sia avvenuta nell’ambito della circolazione stradale o meno. Il suggerimento conseguente all’amministrazione è scontato: valuti “se sia utile proporre una modifica legislativa in proposito che consente di ampliare lo spettro applicativo delle predette tabelle parametriche”. E se così il nostro legislatore facesse? Se si avesse finalmente una tabella indicativa nazionale per il danno alla salute in ogni settore? La soluzione sarebbe da molti punti di vista auspicabile perché eviterebbe sperequazioni e soprattutto alibi di sistema in tutti gli operatori. Già perché la crescita dei premi assicurativi e l’esigenza di calmierarli onde evitare serie ripercussioni economiche inflazionistiche assieme all’esigenza di giustizia di spostare risorse dalle cosiddette micro alle cosiddette macro menomazioni ha da sempre giustificato l’intervento calmieratore del legislatore. Come accennato sopra però gli ultimi arresti del supremo collegio nel dare al diritto vivente una misura della valutazione equitativa  del danno non patrimoniale alla salute pongono uno spartiacque prima inesistente tra RC,  anche assicurata e strumenti indennitari dove cioè la misura pur sempre stipulativa del risarcimento è esplicitamente inferiore e “calmierarante”. Non si tratterà dunque per il legislatore di “trattare” al rialzo rispetto alle posizioni giurisprudenziali per garantirsi la tenuta costituzionale quanto riprogettare scientificamente le risposte di responsabilità civile assicurata e i relativi parametri monetari scegliendo politicamente si lasciare al mercato privato l’assicurazione o procedere in presa diretta muovendo verso una decisa logica indennitaria e in ogni caso la scelta dovrà confrontarsi con tema della cifra unica (minima?) del risarcimento del danno alla salute secondo le indicazioni della cassazione 12401/2011.

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