DANNO BIOLOGICO: SUL NUOVO PROSPETTO NAZIONALE “BOCCIATURA” DELLA CURVA DAL CONSIGLIO DI STATO -DA GUIDA AL DIRITTO

E’ stato depositato il tanto atteso parere del Consiglio di Stato sullo schema del decreto recante la tabella delle menomazioni all’integrità psico fisica comprese tra 10 e 100 punti di invalidità in attuazione del disposto di cui all’articolo 138 del codice delle assicurazioni.  Lo schema di decreto approvato dal CDM – Il testo del decreto è stato approvato nella seduta del 3 agosto dal consiglio dei ministri dell’epoca e ha avuto anche risalto sugli organi di stampa e sulle riviste di settore. Il parere della sezione consultiva del consiglio di Stato è un passaggio procedurale essenziale per la promulgazione del provvedimento che, avendo carattere amministrativo, potrebbe anche vedere la luce nei prossimi giorni. Le critiche alla bozza del provvedimento – in esito alla divulgazione del testo del decreto non sono mancate polemiche e iniziative volte ad evidenziare le presunte incongruenze e tendenze alla contrazione dei valori risarcitori a danno, si è sostenuto, delle vittime dei sinistri stradali. Il tema che si è sviluppato in questo, talvolta esagerato, dibattito è legato a una valutazione di congruità degli indici monetari assunti e all’ esaustività degli stessi con riguardo alla tematica dell’integrale risarcibilità del danno non patrimoniale da sinistro stradale. In verità, il dibattito al quale abbiamo assistito in questi mesi è apparso talvolta sbilanciato su difese di posizioni preconcette, spesso ideologico e non sempre conscio delle prerogative normative che sottengono a tutta la disciplina. Si è detto, per lo più, che i valori proposti del precedente governo nella sua bozza dei primi di agosto, fossero gravemente riduttivi rispetto a quelli oggi riconosciuti ai danneggiati dal tribunale di Milano. Il contributo al dibattito da parte del Consiglio di Stato- Tali critiche prescindendo dal dato di fatto di una contrazione evidente e segnalata fin dai primi commenti, ci pare non abbiano tenuto in considerazione alcune circostanze di fatto che, il parere del Consiglio di Stato appena depositato, comincia ad evidenziare. I valori espressi del decreto, infatti, non apparivano fin da subito aggiornati al dato statistico basale corretto, in quanto lo sviluppo matematico avveniva su un valore vecchio di sei anni. È anche vero che la tabella ministeriale approvata in bozza, appare non conforme al dettato normativo dello stesso articolo 138, disciplinare del sistema nel codice delle assicurazioni, in quanto lo sviluppo dell’indice economico che è compiuto con l’aggravarsi della lesione non sconta quell’incremento “più che proporzionale rispetto all’aumento percentuale assegnato ai postumi”. Insomma, ci pare che le critiche giunte da più parti circa le inaccettabili e sproporzionate  riduzioni rispetto ai valori abituali usati dai tribunali, avrebbero dovuto più prudentemente attendere la composizione di alcune evidenti incongruenze di calcolo che, presumibilmente, avrebbero ridotto in modo sensibile il delta dei valori portati a confronto. Puntualmente dunque i nodi e le incongruenze di calcolo del valore economico sono emersi dall’analisi del Consiglio di Stato e riportati nel parere resoin esito alla seduta dell’ 8 novembre. Questi sono in sintesi principali rilievi svolti dall’organo consultivo. 1) La questione della curva – oltre a rilevare alcune imprecisioni espressive che potrebbero dare adito a degli equivoci interpretativi il parere evidenzia una  problematica come detto già posta in risalto dai primi attenti commenti. In effetti, lo sviluppo economico della tabella non sembra tenere in conto la disposizione normativa contenuta nell’articolo 138 del codice delle assicurazioni, secondo il quale l’incidenza del valore della menomazione sugli aspetti dinamico relazionali della vita del danneggiato deve crescere in modo più che proporzionale rispetto all’aumento percentuale assegnato ai postumi stessi. Non pare, all’evidenza del calcolo, che tale principe sia stato attuato nello sviluppo contenuto negli allegati alla bozza di regolamento e, correttamente, l’organo consultivo rileva che tale scostamento dall’impianto normativo facilmente determinerebbe, con molta probabilità, la disapplicazione della norma regolamentare da parte del giudice civile investito dalla domanda risarcitoria, con conseguente inutilità dell’esercizio della potestà dispositiva in esame. 2) l’estensione dei parametri economici ad altre discipline risarcitorie – Il secondo importante rilievo riteniamo non potrà invece essere recepito dall’amministrazione perchè con lo stesso il  Consiglio di Stato, di fatto, suggerisce di adottare a livello normativo quella estensione per analogia dei parametri economici anche ad altre discipline risarcitorie quando vengono lesi diritti alla persona sostanzialmente sovrapponibili ma determinati da fatti diversi dalla circolazione stradale (come la colpa medica o le cadute accidentali in buche stradali per intenderci). Non riteniamo come detto che tale spunto possa essere recepito dal governo perché determinerebbe una riforma normativa di tutta la disciplina nazionale della responsabilità civile e del risarcimento del danno da fatto illecito e anche perché verrebbe a mancare proprio quel requisito di specialità che caratterizza l’ammissibilità nel nostro sistema di una  tabella limitativa del potere equitativo dei giudici, attenendo appunto a un settore di ampio rilievo sociale e quindi disciplinabile in via d’eccezione. 3) l’assenza di una disciplina transitoria -  infine come già ci è capitato di auspicare nei primi commenti la Corte chiede che il governo doti il provvedimento di una disciplina transitoria in ordine all’applicabilità della tabella a tutti i sinistri non ancora definiti, prescindendo dalla data di accadimento, per evitare equivoci interpretativi con conseguenti conflitti giurisprudenziali.

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