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Giudizi da remoto per tutto il 2022. Ma i penalisti contestano la proroga.

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Camere di consiglio (e sentenze) da remoto per tutto il 2022 nel processo penale. Lo ha stabilito il decreto milleproroghe, svincolando però la misura dallo stato di emergenza oggi fissato al 31 marzo. Una previsione che incontra la forte opposizione dei penalisti che, in una nota delle camere penali sottolineano “l’evidente ennesimo attacco alle garanzie ed alle prerogative difensive, questa volta perpetrato strumentalizzando la pandemia per individuare un termine di proroga privo di qualsiasi collegamento con l’emergenza sanitaria”. L’invito, per evitare che la collegialità delle decisioni sia ridotta a semplice simulacro è allora a una correzione della disposizione in sede di conversione del decreto. Decreto che, peraltro, introduce anche una fase transitoria che stralcia dal perimetro della digitalizzazione le udienze già fissate per gennaio. In realtà il rinvio disciplinato dal “milleproroghe” riguarda, per l’intero 2022, tutte le misure che hanno permesso lo svolgimento dei processi sia civili che penali. Misure che, si mette in evidenza nella relazione, si sono rivelate assolutamente efficaci per consentire una più rapida trattazione dei processi civili e penali, nel pieno rispetto delle necessarie garanzie procedimentali e “idealmente dovrebbero saldarsi alle nuove misure allo studio del governo in sede di recepimento delle deleghe per la riforma del processo civile e penale”. Dove la logica non sarebbe più solo quella emergenziale, di garantire condizioni di sicurezza per lo svolgimento dei procedimenti, ma ambirebbe a rendere strutturale una serie di misure che andranno a rappresentare una parte significativa della futura procedura civile e penale. Ed è proprio questa logica che viene contestata dall’avvocatura penale che vi vede tra l’altro anche un favore fatto dal Ministero della Giustizia all’ANM. E una sponda politica arriva da Enrico Costa, deputato di Azione, per il quale non si può utilizzare strumentalmente l’emergenza sanitaria per fare prima entrare in vigore norme assai discutibili e in attrito con i principi di oralità della trattazione per poi renderle stabili legandole a obiettivi di smaltimento dell’arretrato.