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Rosario Aitala, giudice alla Corte penale internazionale: “Contro terrorismo e atrocità serve una giurisdizione universale”

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“Per perseguire le atrocità internazionali ovunque e da chiunque commesse è opportuna una forma di giurisdizione universale, che superi il principio di territorialità”. Del progetto di un codice dei crimini internazionali parla Rosario Aitala, il giudice che negli ultimi quattro anni è stato protagonista delle principali istruttorie della Corte penale internazionale, e ora è impegnato nelle indagini sul conflitto in Ucraina, docente alla Luiss e autore del più recente manuale di Diritto internazionale penale. La ministra della Giustizia Marta Cartabia lo ha nominato componente della Commissione che si insedierà il 31 marzo per la stesura del Codice. Lavori che dovrebbero terminare a fine maggio 2022. L’esigenza di tipizzare i crimini internazionali nasce non dagli eventi drammatici di questi giorni anche perchè il codice si applicherebbe solo a condotte successive all’entrata in vigore della legge. Sono necessari due obiettivi: adeguare l’ordinamento italiano allo Statuto di Roma che ha istituito la disciplina della Corte penale internazionale, adempimento lungamente atteso, e criminalizzare nel sistema interno le atrocità internazionali – genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e aggressione – così da permettere ai tribunali italiani di giudicarle, a certe condizioni. L’iniziativa dunque della Ministra Cartabia è lungimirante ed ha anche un valore etico. La contemporaneità è segnata da un generale arretramento dei parametri della civiltà. In molte parti del mondo la democrazia è in costante declino, sono negati i diritti fondamentali, terrorismi e atrocità criminali sono impiegati come metodi di governo. La pace che ha fatto prosperare una generazione di europei è gravemente a rischio. Avere tollerato prevaricazioni e l’irrisione delle regole da parte di alcuni Paesi ha avvelenato il mondo. Il diritto internazionale è una trincea dalla quale si difendono principi e valori fondamentali. Per questo è importante che il Parlamento affermi solennemente con questo codice che anche in Italia i crimini internazionali sono proibiti e saranno puniti. La commissione dovrà discutere se il Codice riguarderà anche i crimini commessi all’estero. Si dovrebbe optare per una forma di giustizia internazionale principio che permette di giudicare i crimini internazionali a prescindere dal luogo di commissione e dalla nazionalità degli autori e delle vittime. Bisognerebbe prevedere come condizione per procedere la presenza del reo nel territorio dello stato altrimenti si genererebbe un contenzioso ingovernabile ed ineffettivo.