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Povertà di argomenti e scarsa consequenzialità: i voti (bassi) ai candidati magistrati

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Magistrati pochi e difficili da trovare. Anche quando i concorsi ci sono. Tanto da rendere possibile se non auspicabile, una riforma dell’accesso. E così, mentre il vicepresidente del Csm Davide Ermini chiede almeno 1.300 nuove toghe, nell’ultimo Eu Justice Scoreboard, la panoramica annuale della Commissione europea sulla comparazione dei sistemi giudiziari in termini di efficienza, qualità ed indipendenza, diffuso pochi giorni fa, l’Italia si colloca fra gli ultimi paesi per numero di magistrati ogni 100.000 abitanti (poco più di 12 quando la Germania ne ha il doppio). Il tutto quando i dati che Ministero della Giustizia ha reso noti sulla conclusione delle prove scritte per il concorso a 310 posti di magistrato sono senza dubbio preoccupanti.

Già ora, se tutti i candidati che hanno superato lo scritto passeranno anche l’orale, 90 posti resteranno di sicuro scoperti. Infatti, se ai nastri di partenza per 310 posti di giudice o pubblico ministero si erano presentati 3.797 candidati, al termine della correzione degli elaborati scritti solo un gracile 5,7%, 220 in tutto è stato ammesso al passaggio successivo.

Le ragioni? A esporle, tra lo sconfortato ed il polemico, è stato uno dei componenti della commissione esaminatrice, l’ex presidente dell’ANM il PM milanese Luca Poniz :”trovare candidati del concorso in magistratura che non sanno andare a capo è un problema molto serio, io l’ho imparato in terza elementare”. Di più, “abbiamo riscontrato – sottolinea Poniz – una grande povertà argomentativa e una povertà linguistica. Molto spesso i temi ricalcavano schemi pre- confezionati senza una grande capacità di ragionamento, una scarsa originalità, poca consequenzialità, e in alcuni casi errori marchiani di concetto. di diritto, di grammatica”.

Non una novità assoluta peraltro, visto che nel 2008, quando a concorso vennero messi 500 posti, ne venne coperta circa la metà. E se il concorso in via di svolgimento era stato bandito dall’allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e poi si è trascinato nel tempo sino ad ora causa covid, a metà luglio è già tempo di altra mega selezione, questa volta indetta dall’attuale ministra Marta Cartabia.

E tuttavia con queste premesse lo scenario non è incoraggiante tanto che già a fine anno, quando l’esito finale degli scritti non era ancora noto, ma le avvisaglie c’erano già tutte, era stato lo stesso Csm a sollecitare un intervento di riforma dell’accesso, approvando una delibera nella quale si chiedeva di tornare al passato, aprendo il concorso a tutti i neolaureati in giurisprudenza e ripristinando la prova scritta tradizionale, soppiantata nei tempi dell’emergenza sanitaria, dall’elaborato sintetico teorico. Ora, nel disegno di legge delega sull’ordinamento giudiziario in discussione in questi giorni al Senato, il Governo ha previsto un intervento secondo alcune direttrici:

  1. consentire lo svolgimento del tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari anche ai laureandi in Giurisprudenza;
  2. prevedere che la Scuola superiore della magistratura organizzi corsi di preparazione al concorso destinati a chi ha svolto il tirocinio formativo oltre che a coloro che sono inseriti nell’ufficio del processo;
  3. riformare tanto le prove scritte (tre, volte a verificare la capacità di inquadramento teorico sistematico del candidato) quanto quelle orali, nell’ottica di un taglio delle materie.