Negli ultimi anni, nel dibattito sulla riforma della giustizia, si sente ripetere spesso un’affermazione apparentemente rassicurante: “La separazione delle carriere esiste già nei fatti, perché solo lo 0,3% dei magistrati passa dalla funzione requirente a quella giudicante.”
È un argomento suggestivo, ma profondamente fuorviante.
Separazione delle funzioni ≠ Separazione delle carriere
Il dato statistico riguarda i passaggi di funzione, non la struttura della carriera.
Oggi, infatti:
- Pubblici ministeri e giudici appartengono allo stesso ordine giudiziario
- Condividono lo stesso concorso di accesso
- Seguono lo stesso percorso di carriera
- Sono governati dal medesimo organo di autogoverno
Il fatto che pochissimi magistrati cambino funzione non significa che le carriere siano separate. Significa soltanto che la legge consente il passaggio, ma che nella pratica avviene raramente.
È una distinzione giuridica e istituzionale fondamentale.
Il problema non è “quanti passano”, ma “se possono passare”
La vera questione è di principio, non di percentuali.
Finché:
- Il PM può diventare giudice
- Il giudice può diventare PM
non esiste una vera separazione delle carriere, ma solo una separazione delle funzioni temporanea e reversibile.
Questo assetto produce effetti concreti:
- Cultura professionale comune
- Percorsi valutativi condivisi
- Identità ordinamentale unitaria
In altre parole, giudici e PM restano colleghi, nonostante ruoli processuali opposti.
Un equilibrio delicato nel processo
Nel processo penale moderno:
- Il PM è parte
- Il giudice è terzo e imparziale
Ma se entrambi provengono dalla stessa carriera, con la possibilità di scambiarsi i ruoli, si crea un’ambiguità sistemica che molti giuristi ritengono problematica.
Non si tratta di mettere in discussione la professionalità dei magistrati, bensì di interrogarsi sulla percezione di imparzialità e sull’equilibrio tra accusa e giudizio.
Lo 0,3%: un numero usato come slogan
Citare lo 0,3% serve spesso a chiudere il dibattito con una formula retorica:
“Il problema non esiste, i passaggi sono irrilevanti.”
Ma il numero non elimina la questione ordinamentale:
- La carriera è unica → nessuna separazione
- Le funzioni sono diverse → distinzione operativa
Confondere i due piani significa alterare la comprensione del tema.
Una scelta politica e costituzionale
La separazione delle carriere non è una questione tecnica marginale, ma una scelta di modello di giustizia:
- Sistema accusatorio più netto?
- Rafforzamento della terzietà del giudice?
- Ridefinizione del ruolo del PM?
Sono temi che meritano confronto serio, non scorciatoie statistiche.
Conclusione
Dire che “la separazione già esiste” perché i passaggi sono pochi equivale a sostenere che una porta aperta sia “come chiusa” solo perché quasi nessuno la attraversa.
La realtà è semplice:
👉 Oggi esiste la separazione delle funzioni
👉 Non esiste la separazione delle carriere
Ed è su questa distinzione che il dibattito dovrebbe mantenersi onesto, chiaro e trasparente.