Il nuovo volto del processo in assenza dopo la riforma Cartabia

1. Introduzione

La riforma del processo penale introdotta dal D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, nota come riforma Cartabia, ha segnato una svolta epocale nella disciplina del processo in assenza dell’imputato.
Il nuovo impianto normativo mira a garantire che l’assenza non sia più presunta, ma il risultato di una scelta consapevole da parte dell’imputato, in linea con i principi del giusto processo e con la giurisprudenza europea.


2. Dal sistema di presunzioni alla conoscenza effettiva

Prima della riforma, la disciplina si basava su un sistema di presunzioni legali: la regolare notifica era di per sé sufficiente a ritenere che l’imputato fosse a conoscenza del processo.

Il nuovo articolo 420-bis del codice di procedura penale ha smantellato il sistema di presunzioni, sostituendolo con il principio della conoscenza effettiva.
Il giudice può disporre che il processo prosegua in assenza solo quando:

  • l’imputato ha avuto effettiva conoscenza della pendenza del processo o della data dell’udienza;
  • la sua mancata comparizione è volontaria;
  • oppure si è sottratto consapevolmente alla conoscenza del procedimento.

Questo approccio valorizza il principio di responsabilità individuale, evitando che l’assenza sia considerata automatica solo per effetto di formalità procedurali.


3. Il ruolo del giudice nel nuovo processo in assenza

Il giudice assume oggi un ruolo centrale nell’accertare l’effettiva conoscenza del processo da parte dell’imputato.
Non è più sufficiente una notifica formalmente corretta: occorre un accertamento concreto che dimostri la reale consapevolezza dell’imputato.

In mancanza di tale certezza, il giudice deve rinviare l’udienza e disporre nuove ricerche o notifiche integrative.
L’ordinanza di procedere in assenza può inoltre essere revocata se l’imputato dimostra di non aver avuto conoscenza della pendenza del processo o di essere stato impedito da una causa legittima.


4. Implicazioni per la difesa

Per la difesa, il nuovo modello processuale comporta un approccio più dinamico e proattivo:

  • è necessario verificare la regolarità e l’effettività delle notifiche;
  • occorre raccogliere elementi che dimostrino l’eventuale mancata conoscenza del processo;
  • in presenza di irregolarità, il difensore può chiedere la revoca dell’ordinanza di procedere in assenza o la rinnovazione della notificazione.

Questo assetto valorizza il ruolo del difensore come garante effettivo del diritto di partecipazione e del contraddittorio, cardini del processo penale equo.


5. Coerenza con i principi europei e la giurisprudenza

La riforma Cartabia ha recepito gli orientamenti della giurisprudenza nazionale ed europea, secondo cui il processo in assenza è compatibile con il diritto di difesa solo se la mancata comparizione dell’imputato è volontaria e consapevole.

Il principio di effettività della conoscenza si pone così come parametro imprescindibile per garantire la legittimità del giudizio e la tutela dei diritti fondamentali dell’imputato.


6. Conclusioni

La recente puntualizzazione della Corte di Cassazione ha ribadito che il nuovo sistema del processo in assenza è coerente e consequenziale rispetto alla riforma Cartabia.
Il giudizio in assenza non può più fondarsi su presunzioni o automatismi, ma deve poggiare su un accertamento concreto della conoscenza e della volontà dell’imputato.

Si tratta di un’evoluzione significativa, che rafforza il principio del giusto processo e consolida l’idea che la partecipazione consapevole dell’imputato rappresenti non solo un diritto, ma una condizione di legittimità dell’intero procedimento penale.

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